La storia

La Storia

Il mandolino rappresenta una tra le più importanti identità musicali di San Vito. Oltre ad assumere un ruolo chiave nella meloterapia del tarantismo, è nelle botteghe artigiane e nelle barberie in particolare che l’arte dello strumento, insieme alla sapienza del mestiere, si apprendeva e tramandava, ai garzoni di bottega e a chiunque fosse desideroso di apprenderla. Se i barbieri insegnavano la musica, gli ebanisti altrimenti detti falegnami di “arte fina”, a differenza dei falegnami di “arte grossa”, avevano una migliore manualità e una conoscenza del legno più minuziosa e si dedicavano alla costruzione di strumenti musicali.

Il Circolo Mandolinistico di San Vito dei Normanni, esperienza unica nel sud Italia, è fondato nel lontano 1934 dal professore Francavilla. Abbiamo poche notizie in merito ai suoi primi anni di attività, cessata, secondo l’attestazione delle fonti orali, in concomitanza e a causa del secondo conflitto mondiale. Il Circolo riapre solo nel 2003, dopo che l’ultima barberia musicale ha chiuso i battenti, grazie alla dedizione di Federico Di Viesto, tra gli ultimi maestri della tradizione, e alla passione di Giovanni De Palma.

Nel 2015 il Circolo attua un profondo rinnovamento passando sotto la conduzione del giovane mandolinista Peppino Grassi. Il rinnovato spirito non rinuncia a preservare e valorizzare la tradizione e diffondere i diversi linguaggi di espressione del mandolino, «guardando al futuro con cuore antico».

Come nelle botteghe di un tempo, il Circolo è oggi luogo d’incontro e discussione, agorà, crocevia di uomini e musica dove la trasmissione dei saperi si compie con approccio spontaneo e insieme professionale. In un clima di convivialità e senso di appartenenza musicisti giovani e anziani, professionisti e non, suonano, si confrontano, reciprocamente apprendono e crescono.